4 motivi per cui puoi fallire nella prevenzione della Legionella.

Questo è il primo articolo di una serie per contribuire effettivamente alla riduzione del rischio Legionella negli impianti idrici.

Efficacia Shock Termico per Legionella

Puoi veramente fidarti del trattamento contro la Legionella che ti hanno proposto?

Nonostante alcuni trattamenti di prevenzione rispondano ai requisiti sulla “carta” e che le “carte” richiedono, nella realtà non funzioneranno per niente.

Questa guida in 4 articoli ti permette perciò di capire ciò che nessuno ha mai avuto il coraggio di dirti, per il cosiddetto quieto vivere.

Tu invece hai bisogno di affinare il tuo livello di competenza in modo tale da riporre la tua fiducia solo in chi la merita veramente liberandoti di chi ha sottaciuto, lasciato in ombra alcune verità per paura di perdere la possibilità di fornirti di quel prodotto o servizio, ma esponendoti a dei rischi di cui solo tu sei responsabile.

Sia verso la legge, sia verso la tua coscienza.

Che cosa proveresti come persona se tu fossi il dirigente responsabile di una delle quattro società che lo scorso Settembre 2016, hanno causato uno dei più gravi casi di contagio di Legionella esploso nel quartiere Montebello di Parma?

42 persone contagiate di cui 2 morte!

Comunicato stampa Ausl Parma

Ognuna di queste quattro guide, è pensata per chi ha scelto standard più elevati come ad esempio la industria alimentare.

Partiamo dallo shock termico.

E’ stato pensato come procedura di primo intervento e di sola emergenza per gli impianti di distribuzione delle acque potabili sanitarie calde.

E si basa sul fatto che la Legionella predilige ambienti la cui temperatura sia nel range 20°C-50°C.

Di base secondo la normativa italiana del 2015 “consiste nell’ ‟elevare la temperatura dell’acqua a 70-80°C per tre giorni consecutivi assicurando il suo deflusso da tutti i punti di erogazione per almeno 30 min al giorno”(..)”

Durante lo shock termico è fondamentale verificare che la temperatura dell’acqua superi i 60°C nei punti distali dell’impianto, lasciando flussare per non meno di 30 minuti altrimenti la procedura non assicura il raggiungimento dell’obiettivo.

Tutto quello che sta al di sotto di queste temperature perciò non può essere efficace.

Ma quanti impianti riescono veramente a mantenere 80°C per 3 giorni consecutivi quando verrà assicurato il deflusso per almeno 30 minuti al giorno da tutti i punti anche quelli più distali? Anche se non in contemporanea?

Ed ora parliamo dell’innalzamento della temperatura come metodo per prevenire il rischio Legionella.

Ad esempio sul mercato si trovano le cosiddette valvole termiche anti-legionella.

Fondamentalmente sono state introdotte e studiate per mantenere una temperatura al bollitore (l’accumulo di acqua sanitaria calda centralizzato) di almeno 60°C. L’acqua cosiddetta sanitaria viene miscelata con acqua fredda prima di andare in distribuzione ai punti di utilizzo. Per ridurre la temperatura dell’acqua calda distribuita in utenza ad un grado più basso e compatibile con l’uso.

Inoltre queste stesse valvole vengono pubblicizzate per avere la peculiarità di innalzare la temperatura, periodicamente, secondo la programmazione, durante le ore notturne per non incorrere in rischi di ustione ai punti di utilizzo come lavabi e docce.

Ma durante la notte, visto che la maggior parte degli utenti dorme, come si fa ad avere un deflusso di acqua al punto di utilizzo? E senza deflusso di 60°C da ogni punto di utilizzo, come abbiamo visto poco fa ( e confermato da autorevoli ricerche scientifiche) non si raggiunge alcun risultato? Ed allora? Come la mettiamo?

Non parliamo certo di metodo anti-legionella se trattiamo solo il bollitore senza alcuna azione di prevenzione nell’impianto di distribuzione!

Attenzione anche alla stratificazione della temperatura in un accumulo delle acque.

Se il termostato fosse stato posizionato troppo in alto, sarebbe necessario accertarsi che la temperatura alla base del serbatoio di accumulo abbia veramente raggiunto i 70°C.

Proprio in quel punto in cui è favorito l’accumulo delle sostanze organiche, dei detriti, degli ossidi metallici. E di quei microrganismi che possono ospitare al loro interno i ceppi di Legionella.

E come la mettiamo con questi microorganismi che possono resistere anche a temperature di 80°C per molti minuti?

Tutti elementi che favoriscono la colonizzazione di Legionella pneumophila nell’impianto.

Concludiamo dicendo che la distruzione completa di Legionella con una procedura di emergenza come quella termica è difficile e la ricrescita del pericolo biologico è probabile.

Ti raccomandiamo perciò di adottare sempre delle procedure di controllo a lungo-termine dopo un intervento in emergenza come quello termico.

Infine ricordiamo che il riscaldamento dell’acqua favorisce ed aumenta la concentrazione di composti biodegradabili che agevolano la formazione del biofilm nell’impianto di distribuzione delle acque sanitarie.

Biofilm che probabilmente causerà una rigerminazione di Legionella e che verrà trattato nel prossimo articolo.

Ma a me non è mai successo!

Dai quotidiani dell’8 Febbraio 2019:

I carabinieri di Trento hanno denunciato alla procura i titolari di tre strutture ricettive, ritenuti responsabili di omicidio colposo per la mancata predisposizione del piano di valutazione del rischio legionellosi, reso obbligatorio a seguito della Conferenza Stato-regioni del 7 maggio 2015. Secondo il Nas il focolaio era proprio negli impianti termici degli hotel.

LE INDAGINI DEI NAS – Questa volta gli accertamenti, che si sono svolti in collaborazione con il personale dell’Azienda provinciale per i Servizi sanitari di Trento, hanno messo in luce – secondo gli investigatori – una grave sottovalutazione del rischio legionellosi da parte di quasi tutte le strutture interessate facendo emergere una serie di anomalie. In primis la mancanza di un’adeguata manutenzione degli impianti termo-sanitari e la non corretta gestione delle temperature nella rete di distribuzione interna. Irregolarità sono state riscontrate anche nei serbatoi di accumulo dell’acqua calda sanitaria, di molto inferiore a quanto raccomandato dalle relative Linee guida.

In una serie di 4 articoli puoi scoprire tutto quello che non si sente dire ma che si dovrebbe sapere.

  1. Qual’è il secondo dei 4 motivi per cui puoi fallire nella prevenzione della Legionella pneumophila nel tuo impianto?

Nelle prossime settimane gli altri articoli. Se vuoi sapere appena vengono pubblicati vai in Risorse Gratuite, scarica gratuitamente le 10 regole + 1 per avere sempre le acque di raffreddamento in ottime condizioni e verrai automaticamente avvisato.